CI STATE O NO?
…É questa la domanda che ci ha fatto don Carlo al termine del primo incontro educatori ’98-’99 di quest’anno e, se prima non avremmo avuto nessun timore nel rispondere un bel “si” in coro, ora invece abbiamo avuto bisogno di rifletterci sopra. Don Carlo ci ha chiesto un impegno e una presenza costante e ciò non sarebbe stata una novità, se non ci avesse domandato anche di metterci noi per primi in gioco e in discussione.
La grande domanda di quest’anno sarà: Gesù è una buona notizia per te? Perchè? E la domanda, prima di porla ai ragazzi, l’abbiamo dovuta porre a noi stessi. La risposta sembrava scontata ma non lo era: non abbiamo dubbi sulla nostra fede, ma quanto sono profonde e ben radicate le nostre convinzioni? Quali sono i motivi per cui crediamo? Dobbiamo dare innanzitutto a noi stessi e poi ai ragazzi i mezzi per non vacillare di fronte alla semplice domanda “Perché vai a messa?” “Perché credo” e “Perché credi?” “….”, dobbiamo metterci nella condizione, noi come i ragazzi, di cercare dentro noi stessi queste risposte.
Quello di quest’anno, perciò, è un percorso condiviso, dove noi educatori lavoreremo su noi stessi a fianco dei ragazzi e ci porremo le stesse domande. Gli strumenti che utilizzeremo saranno innanzitutto le testimonianze e le esperienze personali: già in campeggio abbiamo cominciato a fare condivisione, perché il racconto del proprio vissuto aiuta a “fare gruppo” e fa capire ai ragazzi che anche noi abbiamo avuto le nostre difficoltà e i nostri dubbi. Dal nostro punto di vista, da educatori, è difficile mettersi a nudo e parlare di se, ma questo ci aiuta a riflettere sulla presenza tangibile di Dio nelle nostre vite. Altri metodi saranno i lavori di gruppo e le drammatizzazioni, tutte modalità di lavoro che ci fanno comprendere quanto Dio sia vivo e concreto.
Il percorso sulla figura di Gesù nella parte introduttiva, che ci accompagnerà fino a Natale, è articolato in tre moduli che ruotano su tre parole/concetti chiave per comprendere quello che faremo e diremo dopo: nel primo abbiamo fatto nostra la parola conoscere: cosa vuol dire per noi conoscere? E per la Bibbia? Abbiamo scoperto che “conoscere” per le Scritture significa non una conoscenza intellettuale, ma un’esperienza coinvolgente tutto se stessi, dai cinque sensi all’interiorità. Per conoscere Dio e gli altri, bisogna mettersi in gioco totalmente.
Nella seconda parte stiamo vedendo cosa vuol dire credere. Sempre nelle Scritture questo verbo nasconde due sfumature interessanti: “affidarsi” o “avere fiducia in qualcuno”, e “mettere a fondamento della mia vita qualcuno”. Attraverso, poi, la storia dei ragazzi della Rosa Bianca, che hanno dato la vita per ciò in cui credevano e la vicenda di Mosè davanti al Roveto Ardente del Sinai, stiamo capendo che non si crede a qualcuno di cui non ci si fida…
Nella terza parte scopriremo cosa vuol dire raccontare, soprattutto nell’esperienza invernale di fraternità che vivremo a Toano dal 28 al 30 dicembre.
Nell’anno nuovo cominceremo il percorso sulla figura di Gesù, per rispondere alla domanda che il don ci ha fatto quest’anno, e questa estate ci attenderà un’esperienza di servizio e di conoscenza di persone che mostrano come, non solo Gesù è una buona notizia per loro, ma fa la differenza là dove arriva.
Oltre agli incontri settimanali rimane l’impegno delle lodi al giovedì mattina, è un impegno che porteremo avanti con regolarità perché è bello iniziare insieme la giornata di studio/lavoro, inoltre è un modo per acquisire familiarità con la preghiera quotidiana e per cercare, con l’ascolto della parola di Dio, la risposta alla nostra domanda: perché Gesù è una buona notizia?
Valentina Bertani
(Educatrice ’98-99)








