La scorsa primavera don Carlo ha preso coscienza che a Correggio, nella fascia di età delle Scuole Medie (ora Scuola Secondaria di primo grado), vi è un vera e propria emergenza educativa. E’ un’età particolare, i ragazzi entrano in questo ordine di scuola che sono ancora bimbi e ne escono ragazzi, adolescenti. Sono anni in cui i genitori vedono cambiare i loro figli molto velocemente e si sentono spesso inadeguati a far fronte a queste metamorfosi. L’equipe educativa ha saputo trasformare questa emergenza in una opportunità e ha deciso di provare un’esperienza nuova: proporre un doposcuola per le scuole Medie indirizzato soprattutto agli alunni di Correggio 1 (Marconi) e Correggio 2 (Andreoli) in quanto Convitto e S. Tomaso hanno già un loro doposcuola. I due dirigenti si sono dimostrati da subito molto disponibili alla realizzazione di un progetto pilota che ha visto coinvolti una trentina di ragazzi di seconda e prima Media, tre educatori fissi, un gruppo di ragazzi volontari delle scuole superiori e alcuni docenti che hanno messo a disposizione le loro competenze.
“Ma cosa c’entra il doposcuola con la parrocchia? Don Carlo non è già abbastanza impegnato per perdere tre pomeriggi alla settimana a far fare i compiti ai ragazzi, non ha cose più importanti da fare?!
Certamente cose importanti da fare ne ha tante, ma aiutare i nostri ragazzi a crescere, a diventare adolescenti responsabili, capaci di affrontare difficoltà e insuccessi senza restarne schiacciati, è un ottimo servizio alla nostra comunità. La scuola è maestra di vita e affrontarla con serietà ed impegno aiuta ed insegna ad affrontare la vita. La nostra credibilità di educatori ce la giochiamo anche qui, stando al fianco dei nostri giovani nella quotidianità, dimostrando loro che ce la possono fare, che vale la pena impegnarsi nella vita, che le difficoltà ci possono aiutare a crescere e che per un preadolescente la scuola è tra le palestre più importanti e difficili.
Così, tre pomeriggi alla settimana, poco più di una ventina di ragazzi di seconda e di prima media hanno iniziato a trovarsi insieme nella canonica di S. Quirino dalle 14.00 alle 17.30 per fare compiti, studiare, ma soprattutto per impegnarsi a vivere con autenticità gli impegni che la scuola chiedeva. E’ nata una quotidianità molto positiva: don Carlo e gli educatori hanno vissuto insieme a loro preoccupazioni, soddisfazioni, ansie e insuccessi e li hanno aiutati a vivere ogni aspetto nella giusta prospettiva per crescere.
Don Carlo ha sottolineato ripetutamente che il doposcuola a cui stava pensando non doveva essere un ghetto per i meno bravi, ma una iniziativa che potesse andare bene per tutti, per chi ha una media alta per chi fatica a raggiungere la sufficienza. Per questo è stato chiamato “Circo della farfalla”, ispirandosi ad un cortometraggio che illustra la vita di un circo in cui ognuno sa far maturare un PROPRIO talento, con la convinzione forte che ogni persona ha qualcosa da dare.
Il dopo scuola è iniziato ad ottobre, in un primo momento solo con i ragazzi di seconda e poi, da gennaio, anche con quelli di prima.
A scuola i docenti, dopo alcune settimane, hanno cominciato a notare qualche cambiamento. Alcuni ragazzi, con grande soddisfazione degli insegnanti, hanno migliorato i loro voti e le loro prestazioni scolastiche, alcuni hanno acquisito maggiore sicurezza, altri hanno imparato a socializzare con maggiore disinvoltura e altri ancora sono stati solo spettatori… ma per tutti, come evidenziato dai i genitori durante i colloqui, l’iniziativa si è rivelata un’ottima palestra di vita. L’equipe del dopo scuola ha incontrato ripetutamente i professori stupendoli per aver individuato e tracciato profili molto precisi di ogni singolo alunno e ha ricevuto a colloquio individuale ogni genitore. Al termine è stato organizzato un incontro di verifica con i genitori e l’equipe educativa del dopo scuola, nel corso della quale gli educatori hanno presentato il lavoro svolto coi ragazzi e i genitori hanno espresso in vari modi la loro soddisfazione. Ciò che più mi ha colpito è stato l’intervento di un papà, il quale ha affermato che a volte suo figlio tornava a casa dal dopo scuola senza essere riuscito a terminare lo studio che gli era stato assegnato a scuola e che i voti non erano migliorati tantissimo.
Tuttavia questi aspetti, che inizialmente erano stati la prima motivazione per accettare l’invito ad aderire alla proposta, non erano più così importanti. La scuola, lo studio, le varie discipline, erano diventate solo uno strumento attraverso il quale “la famiglia del doposcuola” (queste le sue parole) stava aiutando il proprio figlio a crescere.
Concludo con questa mail che un genitore ha inviato agli educatori: “L’incontro di ieri sera (4/6/2014) mi ha emozionato molto. Il cortometraggio e tutto ciò che avete detto mi ha portato ad uno stato d’animo quasi da lacrima. Probabilmente non sono riuscito ad esporvi nel migliore dei modi la mia gratitudine per ciò che state facendo per mio figlio, e soprattutto per la società. Sono convinto che il progetto sia valido al di là dei risultati che si possono conseguire con i voti, perché i nostri figli con voi, oltre a fare i compiti, studiare e intraprendere nuovi progetti, CRESCONO. Voi siete il nostro “genitore esterno”, riuscite a vedere e a seguire i nostri figli in modo diverso e forse più obiettivo del nostro. Siete un supporto importantissimo in un periodo molto delicato della vita dei nostri figli. Vi saremo sempre riconoscenti per l’impegno che mettete in questo progetto”.
Prof. Simona Rabitti








