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“Non vorrei accorgermi alla fine della mia vita di non aver mai vissuto” (Suor Carolina).
Questa è una delle tante frasi che ci sono rimaste impresse nei dieci giorni di campo lavoro in Calabria, a Roccella Jonica.
Il primo aggettivo che mi viene in mente per definirlo è “intenso”; intenso fin dal nostro arrivo venerdì 10, quando abbiamo per la prima volta visto e fatto il bagno nel meraviglioso mare di Roccella. Fino a domenica ci siamo dedicati soprattutto ad ambientarci in una terra nuova che ci ha, da subito, accolto a braccia aperte, come durante la visita alla città di Gerace nella mattina di sabato. Nel pomeriggio, invece, abbiamo avuto l’onore e l’immenso piacere di incontrare suor Carolina, stretta collaboratrice di Beato Don Pino Puglisi, che dopo la sua morte ha deciso di continuare a spendere la sua vita per i ragazzi nella zona di S. Luca: ci ha parlato degli anni trascorsi con lui e dell’importanza del combattere fino alla fine per raggiungere i propri ideali e, usando la metafora di tre strade (una bianca, che simboleggia il bene, una nera, il male, una grigia, la mediocrità), ci ha spronato a prendere sempre una posizione e a prefissarci nella nostra vita traguardi importanti. Domenica sera, dopo una giornata intera di mare, abbiamo ascoltato la testimonianza di Ivan Placanica, che ci ha spiegato come e perché è nato il consorzio Goël, parlandoci delle cooperative, di cui è coordinatore, in cui avremmo “dato una mano” nei giorni seguenti. Dal suo racconto traspariva una determinazione, una totale fiducia nella provvidenza, che, unite alle certezza dei dati economici, ci hanno fatto sentire fortunati a essere lì per il sostegno sia pratico che morale che avremmo potuto dare. Da lunedì, abbiamo iniziato a lavorare divisi nelle cinque cooperative (Armonia, ‘a Lanterna, Enzo Niutta, Felici da Matti e Geri, presidente di Goel Bio che una sera ci ha ospitato a cena e raccontato la sua storia) e grazie alla testimonianza del presidente del consorzio, Vincenzo Linarello, che ci ha descritto in modo approfondito e dettagliato come agisce la mafia sia al sud che nei nostri territori, abbiamo avuto la prova di come la ‘ndrangheta possa essere combattuta grazie alla diffusione di consapevolezza e all’alleanza che crea unità, ma soprattutto abbiamo visto con i nostri occhi quanto Dio possa fare con ciascuno di noi, perché “Se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto” (Padre Pino Puglisi)
Credo che per tutti il momento più bello sia stato l’ultima sera: oltre a messa e cena in spiaggia, bagno a mezzanotte e cornetti caldi, intorno al fuoco, tutti abbiamo condiviso un dono ricevuto durante la settimana e, come segno, abbiamo acceso delle lanterne che abbiamo lasciato andare in cielo. In quei momenti respiravamo davvero un clima di unità e fraternità che ci faceva sentire in famiglia. Credo che sia impossibile far capire a parole la quantità di doni che abbiamo ricevuto e quanto ci siamo sentiti piccoli davanti a chi ha dato la sua vita per un ideale ed è riuscito a fare molto per cambiare la realtà!
Si può cambiare solo se si riesce a seminare il bene anche dove cresce la zizzania, se si riesce a non farsi spaventare dalla paura, ma ad affidarsi completamente al Signore e lasciarLo agire nella nostra vita: solo così possiamo scoprire che il Vangelo funziona veramente, che ci porta dritti dritti alla cosa più importante, l’Amore, e che quindi “Solo se si è Amati si può cambiare”.

Arianna Zanzanelli (98-99)